Marzo. It’s been a long cold lonely winter

E un giorno metti fuori il naso e ti accorgi che è già primavera.

I lavori nell’orto quest’anno sono cominciati un pochino in ritardo, ma tutto era in ordine ed è bastata una settimana di bel tempo per recuperare.
Sono circa 200 metri quadri da preparare: si vangano poco alla volta, lottando contro l’erba che avvolge le zolle con un reticolo di radici, e intanto si pianifica come far ruotare le colture.
Si comincia a bagnare di frequente.

Stiamo già mangiando l’insalatina scura, amara e coriacea, a cespetti, di cui non sappiamo il nome (abbiamo già detto che siamo ancora ignoranti).
Aglio e cipolle hanno già buttato fuori.
Le fragole a dimora sono quelle dell’anno scorso.
In serra il prezzemolo e vari tipi di insalata da taglio.
Fuori ci sono i ravanelli e i piselli, per i quali prossimamente tireremo su l’apposita rete.

E poi siamo corsi a piantare le patate da seme, perché la saggezza popolare prescrive che si faccia al massimo entro il 19 marzo, tassativo. Qui te le vendono in sacchi maxi, quindi ora ce ne sono in terra ben sei file: se tutto va come deve, tra qualche mese avremo patate da regalare a tutti i nostri conoscenti.

Spring is here to stay.

 

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